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  13/01/2020
“Sala stampa”: agricoltura e zootecnia su quotidiani, periodici, web ed agenzie – a cura di Camillo Mammarella

Al centro della XIII “Giornata dell’Allevatore” la Santa Messa e la benedizione di uomini e animali con Sua Eminenza il Cardinal Comastri e la sfilata di cavalli e cavalieri – La settimana appena iniziata si concluderà, venerdì 17 gennaio 2020, con l’evento che è tra i più attesi per gli allevatori italiani: sarà una mattinata intensa, infatti, a Roma e in Vaticano dove si terrà la XIII edizione della “Giornata dell’Allevatore”, festeggiamenti in onore di Sant’Antonio Abate, santo Patrono protettore di uomini ed animali. Oltre ai primi lanci di agenzia di venerdì scorso, la notizia è stata anticipata nella sezione “Terra & Gusto “ di “Ansa.it “ oggi, lunedì 13 gennaio 2020 e da “Agrigiornale “ (diretto da Roberto Goitre), oltre che sul sito specializzato del mondo equino, “Cavallo 2000 “, agenzia indipendente di informazioni di Rodolfo Galdi e Marialucia Galli. E proprio cavalli e cavalieri saranno la rappresentanza più “nutrita” venerdì prossimo in Piazza Pio XII nella “stalla sotto il cielo” realizzata da A.I.A. e nella sfilata che percorrerà tutta Via della Conciliazione per raggiungere la piazza, affollata da allevatori e dalle loro famiglie, ma anche da comuni cittadini e turisti in visita nella Capitale, ad assistere alla benedizione impartita da Sua Eminenza Cardinal Angelo Comastri, Vicario del Santo Padre per la Basilica Vaticana. Il presidente dell’A.I.A., Roberto Nocentini, assieme al direttore generale Roberto Maddé e a dirigenti delle associate del Sistema Allevatoriale sarà a capo anche della delegazione che assisterà, a metà mattinata, alla Santa Messa celebrata all’interno della Basilica di San Pietro, presso l’Altare Cattedra, dedicata agli allevatori ed alle loro famiglie giunti a Roma per onorare il loro Santo Patrono. Da ricordare, oltre ai momenti liturgici, le esecuzioni musicali della Fanfara del Reggimento Lancieri Montebello di stanza nel Lazio e la presenza di rappresentanze dei Reparti a Cavallo delle Forze Armate.

Escludere completamente dal proprio regime alimentare prodotti di origine animale può essere molto rischioso – Per fortuna non sempre sulla stampa quotidiana appaiono articoli che, solo per andar appresso a “mode” del momento, rilanciano ipotetici benefici di regimi alimentari che escludono (in tutto o in parte) prodotti di origine animale. E’ il caso del pezzo che apre in prima, per proseguire a pagina 14 in “Attualità”, sul quotidiano “Libero “ di oggi, lunedì 13 gennaio 2020, a firma Melania Rizzoli. Titolo dell’articolo: “La dieta dei vegani ti rovina il cervello “. L’invito è a “mangiare con la testa” poiché, si legge tra l’altro nel sommario, l’alimentazione senza prodotti di origine animale può danneggiare il sistema nervoso anche causando depressione, perdita di memoria, bipolarismo e comparsa precoce dell’Alzheimer. Una delle cause, spiega la Rizzoli, sarebbe il rischio di cibarsi senza un fondamentale apporto di Colina, nutriente indispensabile per il benessere cerebrale. Una conferma, se ve fosse ancora bisogno, di quanto possono essere pericolose le mode a tavola “fai da te” o diete acquisite senza le dovute verifiche sottoposte a personale medico specialistico e non “improvvisato”.

Ad ognuno il suo formaggio giusto: il “Re dei formaggi” però mette d’accordo tutti – Sempre da “Libero “ di oggi, lunedì 13 gennaio 2020, e sempre a pagina 14, la rubrica “Viver meglio” ospita un pezzo di Tommaso Farina che titola “Quanto è buono il Parmigiano stagionato 60 mesi “. L’articolo inizia con questa dichiarazione di principio: “Nessuno può dirsi davvero italiano se non ama il Parmigiano Reggiano. Il formaggio più grosso d’Italia, quello che Alberto Savinio definì e di cui c’è traccia persino nel boccaccesco Decameron  , è unico. Diciamolo anche ad americani e argentini, che ne fanno tuttora imitazioni di tutti i generi, anche se restano ben lontani dall’originale”. E poi via così: il pezzo prosegue con la glorificazione delle caratteristiche del “Re dei formaggi”, che una volta si mangiava prevalentemente stagionato a 24, 30 o 36 mesi ma che oggi può esser gustato anche nella sorprendente versione a 60 mesi. Un formaggio, quindi, che mette d’accordo tutti, fin dall’antichità!


 


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