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  13/02/2020
“Sala stampa”: agricoltura e zootecnia su quotidiani, periodici, web ed agenzie – a cura di Camillo Mammarella

Il “Made in Italy” agroalimentare ancor più senza protezione se non si affrontano seriamente i nodi normativi conseguenti all’uscita del Regno Unito dall’Ue – Su ”la Cronaca di Verona e del Veneto “ di ieri, mercoledì 12 febbraio 2020, a pagina 10, un breve pezzo titola “Made in Italy senza protezione “ ed inizia ricordando che è il Prosecco Dop (+ 11% di export ) a spingere il fatturato del vino sul mercato inglese: 800 i milioni di euro nel 2019 mentre al secondo posto tra i prodotti agroalimentari italiani più venduti in Gran Bretagna c’è l’ortofrutta fresca e trasformata come i derivati del pomodoro con 250 milioni di euro. Rilevante – prosegue l’articolo – è anche il ruolo della pasta, dei formaggi e dell’olio di oliva; il flusso di Grana Padano e Parmigiano Reggiano, l’anno scorso, ha superato il valore di 100 milioni di euro. Sulla base di questi numeri, la Coldiretti valuta che senza accordo sulle regole con l’Unione europea (la cosiddetta “Brexit “, come è noto, è ormai cosa fatta da inizio febbraio – ndr ) il Regno Unito rischia di diventare il porto franco del falso Made in Italy  in Europa per la mancata tutela giuridica dei marchi dei prodotti italiani a Indicazione geografica protetta e a Denominazione d’origine (Igp e Dop), produzioni di qualità che rappresentano circa il 30% sul totale dell’export  agroalimentare tricolore. Questo rischio – riferisce il pezzo – è sottolineato anche da Antonio Tajani, presidente della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento europeo che, nel suo intervento alla plenaria a Strasburgo, ha detto che il Regno Unito “Non può rientrare nel mercato unico come un cavallo di Troia, senza rispettare regole e standard “.

Gregge aspromontano più al sicuro dagli attacchi di animali selvatici grazie all’inventiva di un allevatore locale – Sul sito “greenMe.it “ (notizia pubblicata ieri, mercoledì 12 febbraio 2020), a firma Dominella Trunfio, si parla della meritevole invenzione (tanto da esser premiata con l’ “Oscar Green “ Coldiretti 2019) proposta da Pietro Orlando, giovane pastore del cuore dell’Aspromonte calabrese, che ha deciso di creare un collare anti-lupo per difendere il suo bestiame (in modo “indolore” – ndr ). La Trunfio ricorda, tra l’altro, che il rapporto tra lupi e pastori è complesso, ma “vecchio come il mondo”. Il premio al giovane Orlando, non a caso, è stato attribuito per la categoria “Creatività”: il collare (con un processore che emette ultrasuoni ad una frequenza che infastidisce il lupo, ma non stressa le capre) si chiama “Gioiello del Pastore”, ed è lungo circa 60 cm formato da un pezzo di cuoio e da due piccoli fermi. Uno dei vantaggi, si legge poi nel pezzo, sarebbe quello di risparmiare sui costi per le recinzioni elettrificate, che in Aspromonte significa anche una perdita per quanto riguarda l’efficienza economica aziendale.

Mulo ed asino preziosi collaboratori di un’Amministrazione comunale sui Monti Lepini, nel Lazio, per la raccolta rifiuti differenziata – Una breve notizia sul quotidiano romano “Il Tempo “ (direttore responsabile Franco Bechis) di martedì 11 febbraio 2020, a pagina 20 (sezione “Provincia”), segnala un uso “ad hoc ” di equidi (muli e asini) a favore dell’Amministrazione comunale di Artena, in provincia di Roma, paesino facente parte della Comunità Montana dei Monti Lepini, nel quale i quadrupedi collaborano per la raccolta differenziata dei rifiuti. L’esperienza, almeno in Italia, non è nuova, si ricordano infatti usi simili in piccoli comuni siciliani, ma vale la pena sottolineare questa forma di “economia sostenibile”. Il quotidiano romano rammenta che Artena, a due anni dall’inizio del “porta a porta”, ha raggiunto la percentuale dell’80 per cento dei rifiuti riciclati e sottratti a discarica, con picchi nel centro storico dell’86%. Il pezzo chiude sottolineando come Artena abbia un centro storico esclusivamente pedonale, talmente esteso da essere addirittura il più vasto d’Europa, e quindi la tradizione del trasporto merci a dorso di mulo, originaria del Medioevo, risulta scelta necessaria anche nel 2020.


 


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