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  13/05/2021
“Sala stampa”: zootecnia, agricoltura e cibo su quotidiani, periodici, web ed agenzie - a cura di Camillo Mammarella

Dopo l’episodio in Val Fontana il mese scorso, ancora una predazione da parte di un grosso canide, questa volta in un allevamento ovino ad Aprica, piccolo comune valtellinese – In questa stessa rubrica, ieri, si è riportato l’allarme dei coltivatori diretti della provincia di Sondrio a seguito di una predazione di lupi ai danni d’un allevamento avvenuta alla fine del mese scorso in Val Fontana e già oggi, giovedì 13 maggio 2021, si torna sull’argomento a causa di un altro episodio, questa volta accaduto ad Aprica, piccolo comune valtellinese, dove un grosso canide (non ancora certo sia un lupo) ha sbranato due pecore ed un agnello. La cronaca del fatto è sul quotidiano “La Provincia di Sondrio “, a pagina 16, in articolo a firma Elisabetta Del Curto. La nuova “incursione” in un allevamento - spiega il pezzo – è avvenuta a Palabione, zona situata sopra Aprica, ed ora la polemica sulla gestione degli animali predatori in provincia di Sondrio ferve, coinvolgendo il tema della gestione delle greggi e della loro custodia, e degli indennizzi da garantire agli allevatori che subiscono danni. Nel frattempo, l’autorità provinciale, rappresentata dal presidente Elio Moretti, ha risposto positivamente alla convocazione di un tavolo per risolvere il problema con gli allevatori, sollecitato anche da Silvia Marchesini, presidente dei coltivatori diretti di Sondrio. Inoltre, interviene a favore di una soluzione costruttiva pure l’Uncem, Unione nazionale dei Comuni, Comunità ed Enti Montani, con il suo presidente Tiziano Maffezzini che, tra l’altro, è anche sindaco del Comune di Chiuro, località teatro della ultima e più consistente predazione di lupi avvenuta nell’aprile scorso. C’è da dire che la questione interessa più zone della provincia di Sondrio e di quelle circostanti, in un territorio compreso tra più valli, oltre alla Val Fontana e alla Val Camonica (in Val Belviso, infatti, è stata segnalata la scoperta di una carcassa di muflone e non è escluso che si tratti dei resti del pasto dello stesso animale che ha agito a Palabione), considerati gli avvistamenti recenti di lupi anche a Teglio, nella parte orobica.

La popolazione di ungulati nelle province toscane è cresciuta in maniera spropositata, “sì” della Regione agli abbattimenti – Altro argomento di cui si è scritto ieri in questa ”Sala Stampa” riguarda la proliferazione incontrollata di cinghiali in molte regioni d’Italia e le strategie per contenerne l’invasività ed i danno provocati all’agricoltura e alla sicurezza dei cittadini. Oggi, giovedì 13 maggio 2021, una notizia positiva viene dalla Toscana: la riporta il quotidiano “La Nazione “ (a pagina 10, edizione Pisa) in un articolo che titola “Cinghiali, la Regione apre agli abbattimenti in difesa delle colture “. Vediamo l’inizio del pezzo: “La Giunta regionale ha approvato gli interventi di controllo per proteggere l’agricoltura dai danni da ungulati. Tra le novità introdotte su proposta dell’assessore all’Agroalimentare, Stefania Saccardi, ci sono: intervento entro 24 ore della Polizia Provinciale per gli abbattimenti; intervento diretto e immediato dei proprietari e conduttori dei fondi, ma solo se dotati di porto d’armi sotto il coordinamento della Polizia Provinciale; catture tramite trappole o recinti gestiti direttamente da agricoltori e Ambiti territoriali di caccia. ‘Gli agricoltori toscani – afferma Saccardi – stanno pagando un prezzo altissimo per la crisi causata dalla pandemia e in questa situazione l’impatto di branchi sempre più numerosi di cinghiali sulle colture ha assunto dimensioni insostenibili. E’ doveroso dare una risposta concreta ed equilibrata al mondo del lavoro agricolo, che con coraggio e passione portano avanti le proprie attività: non è possibile vedere distrutto il frutto del lavoro, siano vigneti, campi seminati a cereali o frutteti. Adesso insieme alle indispensabili azioni di prevenzione, proprietari e conduttori di fondi agricoli hanno a disposizione nuovi e più efficaci strumenti nell’ambito delle attività di controllo per proteggere le proprie colture dagli attacchi degli ungulati’ “. Da registrare anche la soddisfazione dei coltivatori diretti locali, espressa da Fabrizio Filippi, presidente regionale.

Scongiurato lo “stop” a tutti i mezzi agricoli nel centro di San Rocco al Porto, salvaguardati allevatori e proprietari di cascine nelle vicinanze che non hanno strade alternative – Dalle cronache locali anche una curiosa “diatriba” (ma non infrequente), sul passaggio di mezzi agricoli (in particolare trattori) nel centro cittadino: il fatto avviene a  San Rocco al Porto, in provincia di Lodi, ed è raccontato oggi, giovedì 13 maggio 2021, da Paola Arensi (due distinti articoli, su “Libertà “, a pagina 29, e su “Il Giorno “, pagina 5). Per fortuna, abbastanza chiare le spiegazioni del sindaco, Matteo Delfini, che dice: “Un tema caldo a San Rocco, anche se forse non tutti hanno letto bene l’ordinanza, provvedimento che limita soltanto alcuni, ma non impedisce a tutti i mezzi agricoli di passare. E’ ovvio che chi ha terreni, cascine, allevamenti in zona, non raggiungibili in altro modo, potrà passare”. Il problema, si legge tra l’altro, è che le strade risalgono a decine di anni fa, ed attualmente alcuni mezzi agricoli sono di più grandi dimensioni rispetto al passato, e c’è bisogno di una nuova regolamentazione. La questione del passaggio dei trattori ha però – ed era inevitabile – “diviso” a metà la popolazione, tra quelli che di agricoltura ed allevamento vivono e gli altri.


 


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