Editoriale
"Non confondiamo le stalle con le ville"
A leggere alcuni quotidiani sembra quasi che gli agricoltori siano diventati “i furbetti del quartierino” e i soliti opinionisti hanno già sentenziato che sia immorale che i fabbricati rurali non paghino l’Ici, attaccando in maniera totalmente pretestuosa anche alcune associazioni nazionali afferenti al sistema allevatori. Una situazione pericolosa e paradossale perché non stiamo parlando di ville in Sardegna, ma di stalle e fienili, che nel nostro mestiere sono mezzi di produzione e non beni rifugio in qualche spiaggia esotica. Allo stesso modo, chi di noi opera in zone marginali ha bisogno di una robusta jeep 4x4 non certo per andare a prendere il caffè in centro, ma per seguire il proprio bestiame oppure come mezzo agricolo aggiunto per l’attività aziendale, a differenza dei genitori con il Suv fermi davanti alle scuole cittadine o ai nullatenenti pizzicati in note località di villeggiatura con fuoristrada degni della Parigi-Dakar. Senza ulteriori polemiche vogliamo ribadire che non ci siamo mai tirati indietro e che anche questa volta faremo la nostra parte come (si spera) faranno tutti i cittadini italiani.
Siamo abituati ai sacrifici e il fatto stesso che ci alziamo ogni giorno in piena notte per mungere le nostre vacche penso sia la migliore testimonianza della nostra voglia di lavorare.
Ma chiediamo al Presidente Monti e al nostro ministro Catania di trasformare questo momento di forte crisi in un’occasione di crescita, dando la possibilità agli imprenditori che investono in Italia, che offrono occupazione a tempo indeterminato, che non delocalizzano e che credono nel valore dell’origine italiana, di trovare nuovi strumenti di crescita. La zootecnia è una risorsa concreta al servizio della società, che non contribuisce al Pil in maniera asettica, ma ha un impatto positivo sulla produzione di alimenti, sulla bilancia energetica (biomasse, fotovoltaico), sull’industria manifatturiera. Per questo motivo chiediamo al Governo il coraggio di prendere decisioni importanti per lo sviluppo del Paese, senza però vessare con norme inique chi lavora in un settore difficile e strategico come la zootecnia.
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