Redditività in calo nel ciclo chiuso: pesano le nuove flessioni dei prezzi dei suini da macello

19 Marzo 2026

Macellatori: margini in lieve recupero. Stagionatura: crescono le Dop mentre arretra il circuito non tutelato.

Le elaborazioni del Crefis (www.crefis.it) mostrano come a febbraio risulti in calo la redditività degli allevatori impegnati nel ciclo chiuso: la variazione congiunturale è infatti pari a -5,4%, mentre a livello tendenziale si registra -16,9%. A determinare questa situazione è stata soprattutto la nuova flessione delle quotazioni dei suini pesanti da macello, scese del 5,6% su base mensile per un prezzo di 1,539 euro/kg, in diminuzione del 17% rispetto a febbraio 2025. Questo andamento non ha consentito agli allevatori di beneficiare della riduzione dei costi per l’alimentazione degli animali. Una tendenza negativa ha caratterizzato anche la fase di ingrasso nel ciclo aperto: la redditività degli allevatori impegnati in questo segmento è diminuita del 2,4% rispetto al mese precedente e del 17,1% su base annua. Anche in questo caso il fattore determinante è stato il ribasso dei prezzi dei suini pesanti destinati alla macellazione, che ha compresso i margini economici della fase finale dell’allevamento. Diversa la situazione per le scrofaie, dove a febbraio si osserva un leggero recupero della redditività (+1,1% rispetto a gennaio). Il miglioramento è stato favorito dal modesto incremento dei prezzi dei suinetti da 7 kg, cresciuti dello 0,9% a livello mensile, fino a raggiungere 61,300 euro/capo, e dalla lieve diminuzione dei costi alimentari. Nonostante questa dinamica congiunturale positiva, il confronto su base annua rimane decisamente negativo anche per il sito 1, con una riduzione del 20%. A completare il quadro del ciclo aperto si colloca la fase di svezzamento che, sempre nel mese di febbraio, ha evidenziato un aumento della redditività pari al 7,8% rispetto a gennaio. A sostenere i risultati economici sono stati l’incremento dei prezzi dei suini da 40 kg, saliti del 6% su base mensile fino a raggiungere i 2,379 euro/kg e, di nuovo, la diminuzione dei costi delle materie prime destinate all’alimentazione. Anche in questo caso, tuttavia, il confronto con la redditività dello scorso anno rimane negativo (-17,8%). Nel comparto della macellazione, febbraio ha mostrato un lieve miglioramento delle condizioni economiche. La redditività dei macellatori italiani è cresciuta dello 0,6% rispetto a gennaio, mentre il confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente indica un aumento del 12,2%. Il calo delle quotazioni dei suini pesanti destinati alla macellazione ha infatti contribuito a sostenere i margini degli operatori del settore. Per quanto riguarda i prezzi delle carni fresche, le cosce pesanti destinate alle produzioni tipiche hanno registrato una nuova diminuzione scendendo a 5,460 euro/kg (-2,3% rispetto al mese precedente e -7,4% su base annua). Un andamento analogo ha interessato anche le cosce pesanti destinate a produzioni non tipiche, che hanno evidenziato un calo congiunturale dello 0,7%, attestandosi a 4,820 euro/kg; anche in questo caso la variazione tendenziale resta negativa ma solo in misura molto modesta (-1,2%). Il segmento dei lombi conferma la fase di debolezza dei prezzi. A febbraio il lombo taglio Padova è diminuito fino al valore di 3,250 euro/kg (-10,7% su base mensile), mentre il lombo taglio Bologna si è attestato a 2,975 euro/kg (-12,5% la variazione congiunturale). Anche il confronto con lo scorso anno evidenzia variazioni negative, pari rispettivamente a -1,5% e -7%. Andamento differenziato a febbraio per il settore della stagionatura dei prosciutti. I prodotti Dop stagionati 12 mesi hanno infatti registrato un miglioramento della redditività su base congiunturale, mentre i prosciutti del circuito non tutelato hanno mostrato un’ulteriore contrazione. Questa dinamica ha portato a un ampliamento del divario tra i due segmenti, con un vantaggio per le produzioni Dop pari al 18%. Dal punto di vista dei prezzi, il Prosciutto di Parma stagionato 12 mesi ha mostrato una lieve crescita congiunturale dello 0,2%, raggiungendo gli 11,000 euro/kg, valore superiore a quello registrato nello stesso periodo del 2025 (+3,8%). Al contrario, i prosciutti stagionati non tipici della tipologia pesante hanno continuato a perdere valore, con quotazioni scese dell’1,9% a livello mensile fino ad assestarsi a 7,600 euro/kg e con una variazione tendenziale negativa pari all’11,6%. Informazioni: Ufficio stampa –  Stefano Boccoli ufficiostampa@crefis.it.