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  06/04/2021
“Sala stampa”: zootecnia, agricoltura e cibo su quotidiani, periodici, web ed agenzie – a cura di Camillo Mammarella

Una preparazione a base di pasta che nel tempo è divenuta “storica”, frutto di necessità ed improvvisazione durante il secondo conflitto mondiale o dalle origini ancor più antiche? – Il 6 aprile, ormai da ben 5 edizioni, è il “Carbonara Day ”, celebrazione voluta dai pastai di Union food , da Ipo (International Pasta Organization ) e da “We Love Pasta “ per “onorare” a livello mondiale un piatto a base sì di pasta, ma con una prevalenza di ingredienti di origine zootecnica. Senza entrare nella diatriba se sia più adatta la pasta lunga (in primis  spaghetti) o quella corta (rigatoni?), e fuor di dubbio che il condimento debba essere a base di uova, guanciale, pecorino stagionato. Ancora oggi si discute sulla origine di questo primo piatto: la versione più accreditata fa risalire alla necessità e improvvisazione di sfamare i soldati alle porte della Capitale verso la fine del secondo conflitto mondiale, rielaborando la composizione della cosiddetta “razione k” (le uova erano in polvere, sulla origine del guanciale o bacon  meglio sorvolare…) in abbinata agli spaghetti preparati in una trattoria un po' fuori mano, forse già ritrovo di “carbonari” (o perché c’era una “carbonaia”, ma questa ipotesi è di chi scrive, quindi “ndr “…). Una ricostruzione abbastanza completa la fa Carlo Ottaviano sul quotidiano romano “Il Messaggero “ di oggi, martedì 6 aprile 2021, nel suo articolo principale nella rubrica “Questioni di gusto”: oltre alla origine “rinfrancante” per i soldati attorno a Roma nell’autunno del 1944, Ottaviano ricorda che la “Carbonara” potrebbe essere anche una evoluzione della pasta “cacio e ova” molto in voga nell’Appennino centrale, considerato che con il termine “Carbonada” gli abruzzesi indicavano la carne di suino salata e cotta sui carboni. Ma c’è anche un’ipotesi “napoletana”, stante il ritrovamento di una ricetta datata 1837. Interessanti anche gli attuali consigli dello chef  Antonello Colonna, testimonial  dell’Associazione Carni Sostenibili, che spiega molto chiaramente le differenze tra guanciale e pancetta. Un altro bell’articolo sui maccheroni alla Carbonara nel #carbonaraday  è sulla cronaca di Roma de “la Repubblica “ di oggi, a firma Valentina Lupia, a pagina 9 di oggi.

Dai 100 mila ettari di Bill Gates agli 800 mila di Ted Turner, i grandi investitori puntano sulla terra – Fermi i quotidiani ieri, giorno di Pasquetta, alcuni inserti speciali sono usciti oggi, martedì 6 aprile, come è il caso di “Affari & Finanza”, supplemento in genere in edicola il lunedì con “la Repubblica “. Tra i tanti articoli, se ne segnala uno a firma Arturo Zampaglione, a pagina 20 (rubrica “Market Place “), titolato “Bill Gates scommette sull’agricoltura “. Si parte dalle classifiche stilate periodicamente dalla rivista “Land Report “, che pubblica ogni anno la hit parade  dei latifondisti Usa. E così, il recente acquisto di una tenuta di 12 mila ettari nello stato di Washington è stato ricondotto ad una società che gestisce gli investimenti personali di Bill Gates, fondatore di Microsoft e terzo uomo più ricco del Pianeta. In totale, ora Gates possederebbe circa 100 mila ettari (ma senza farne troppa pubblicità), diventando il primo possessore di aziende agricole negli Usa, anche se altri famosi magnati come Ted Turner (già candidato alla Presidenza Usa – ndr. ) ne avrebbe 800 mila. In realtà, scrive “la Repubblica “, questo interesse per la terra sarebbe originato solo dalla necessità di diversificare gli investimenti, mentre invece negli Usa la maggior parte degli investitori starebbero puntando sul più tradizionale “mattone”. Ma, a quanto pare, anche altri miliardari (come Jeff Bezos) si stanno rivolgendo agli acquisti fondiari perché ritenuti “a prova di inflazione”.

Nella penisola iberica si cambia passo per scongiurare lo spopolamento dei piccoli borghi, puntando pure sulla pastorizia al femminile – Un altro inserto, “#buonenotizie ”, che viaggia con il “Corriere della Sera “, pubblica oggi, martedì 6 aprile 2021, a pagina 23 (rubrica “Lieto fine”) un breve pezzo che annuncia l’avvio in Spagna di una nuova scuola per formare donne-pastore. Si tratterebbe di una svolta, anche nella penisola iberica, per un mestiere, quello di condurre con sicurezza le greggi, tradizionalmente riservato ai maschi di casa (come un po' in tutta Europa). L’obiettivo di questa “Escuela de pastoras del siglo XXI “ (letteralmente “Scuola di pastore del ventunesimo secolo”) non si riferisce solo alla uguaglianza di genere tra pastori e pastore, ma persegue il rilancio delle campagne spagnole e mira a ripopolare gli antichi borghi favorendo il lavoro delle donne. Nel pezzo, una preoccupata dichiarazione di Susana Pacheco, organizzatrice della nuova scuola: “I villaggi vengono mascolinizzati. E’ un grave passo indietro”.


 


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