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  12/01/2021
“Sala stampa”: zootecnia, agricoltura e cibo su quotidiani, periodici, web ed agenzie – a cura di Camillo Mammarella

Dal primo caso sospetto di encefalopatia spongiforme bovina e dal caos scaturito dal diffondersi del morbo della “mucca pazza”, nel nostro Paese la carne è sempre più “doc” – La notizia del riconoscimento di “Prodotto Agricolo Tradizionale” della Toscana per la bistecca cosiddetta alla “fiorentina” è uscita ieri, ma oggi, martedì 12 gennaio 2021, ricorre per l’Italia il triste giorno di vent’anni fa in cui fu individuato il primo caso sospetto in una bovina in un allevamento del bresciano del prione responsabile dell’encefalopatia spongiforme bovina (Bse), conosciuto come morbo di Creutzfeldt-Jacob nella variante umana. L’onda emotiva della comparsa del morbo in alcuni allevamenti inglesi causò un vero e proprio “terremoto” tra i consumatori di molti Paesi, sfiduciati verso l’apprezzamento della carne bovina: ma oggi è un giorno di parziale rivincita per l’allevamento nazionale, in particolare di quello toscano, poiché la bistecca alla “fiorentina” è stata inserita nell’elenco dei “Pat” della Toscana pubblicato anche sul sito istituzionale del Mipaaf. Oltre alle notizie apparse ieri, si segnala oggi, martedì 12 gennaio 2021, a pagina 8 dell’edizione di Firenze del quotidiano “la Repubblica “ (articolo a firma Maria Cristina Carratù) un pezzo dal titolo. “Vent’anni dopo ‘mucca pazza’ la fiorentina festeggia e diventa Doc “. All’interno dell’articolo, anche una dichiarazione raccolta con il presidente dell’Associazione Italiana Allevatori, Roberto Nocentini, con un suo personale ricordo del periodo “buio” della crisi Bse e sulle opportunità che potranno derivare ora dal nuovo riconoscimento ottenuto dalla bistecca alla “fiorentina”.

Cinghiali e lupi imperversano anche a ridosso di aree abitate nonostante il freddo inverno che sta avvolgendo il Nord Italia – Si dice per tradizione popolare “un tempo da lupi” e quello che sta accadendo ora soprattutto nel Nord Italia non smentisce il motto. Lo ricorda anche un breve trafiletto sul quotidiano “Il Giorno “ (edizione Lecco Como) di oggi, martedì 12 gennaio 2021, a pagina 9 (a sigla R.C. ) che esordisce proprio così: “Quello che stiamo vivendo è un inverno da lupi per le temperature, ma da cinghiali a giudicare dagli avvistamenti che si sono moltiplicati un po' ovunque in provincia. Già durante il lockdown  si era intuito che con gli uomini chiusi in casa ad approfittarne erano proprio gli ungulati, divenuti in breve tempo sempre più spregiudicati. Il coprifuoco e le limitazioni che si sono moltiplicate dall’inizio dell’autunno non hanno migliorato la situazione, in molte zone della Bassa Comasca e dell’Alto Lago la sera ma soprattutto di notte c’è chi ha paura di muoversi in auto per non imbattersi in branchi di ungulati a zonzo a ridosso delle aree abitate. In conclusione della nota, anche dichiarazioni del presidente dei coltivatori diretti di Como-Lecco, Fortunato Trezzi, che sottolinea come le risposte date finora al problema sono state insufficienti e che ora è necessario affrontare la situazione in modo deciso, poiché gli animali selvatici non daranno tregua neanche durante il periodo invernale.

In un quadro di deflazione generale, i rappresentanti agricoli della provincia di Sondrio segnalano storture nella filiera che porta fino al carrello della spesa – Sempre dal quotidiano lombardo “Il Giorno “ (edizione di Sondrio) di oggi, martedì 12 gennaio 2012, a pagina 13, un altro allarme lanciato dai coltivatori diretti locali, nella persona del presidente provinciale di Sondrio Silvia Marchesini che rincara la dose sulle difficoltà degli agricoltori in una fase emergenziale che perdura in tutto il Paese. In controtendenza alla deflazione generale – esordisce “Il Giorno “ - , salgono i prezzi dei prodotti alimentari nel carrello della spesa dei consumatori in provincia di Sondrio: l’incremento segue il trend  nazionale ed è stato di circa 1,3 nell’ultimo anno. Si tratta – secondo Coldiretti – del maggiore incremento fra tutti i settori economici, ma gli agricoltori non sorridono. “Di fronte ad una emergenza senza precedenti – dice la rappresentante dei coltivatori diretti – serve responsabilità con un ‘patto etico di filiera’ per garantire un’adeguata remunerazione dei prodotti agricoli e privilegiare nella distribuzione il Made in Italy  a tutela dell’economia, dell’occupazione e del territorio”.


 


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