Editoriale
"Uomini e bestie"
Nei giorni scorsi alla camera dei Deputati è stato organizzato un dibattito dal titolo curioso: viene prima l’uomo o la gallina? Sì, avete letto bene: “uomo” e non “uovo”. Un modo scherzoso per ribadire in maniera serissima che il settore zootecnico vuole continuare ad esistere, nonostante le pesanti bordate con cui la lobby animalista-vegetariana bombarda quotidianamente i mass media. Le tesi sono note, così come le accuse che vengono rivolte alla filiera.
Ma in tema di benessere animale, una volta tanto, vorremmo proporre agli integralisti un confronto (improprio) fra bestie e uomini, perché in molte aree del pianeta gli standard che ogni allevatore garantisce alla propria mandria sono negati al genere umano. Scettici?
• Nelle stalle italiane gli animali hanno a disposizione acqua potabile ogni giorno, senza limiti. Nei Paesi in via di sviluppo o del Terzo mondo questo diritto è invece negato a milioni di persone, che ancora oggi muoiono di sete.
• Agli animali non manca mai l’alimento, fornito più volte al giorno in quantità bilanciata ai fabbisogni nutrizionali di ogni soggetto, peccato che al mondo ci siano più di 800 milioni di persone che non si nutrono a sufficienza e muoiono di fame.
• In estate, quando è caldo il benessere dei bovini viene garantito con ventilatori o docce di acqua nebulizzata, alle quali gli animali possono accedere liberamente. Nelle zone aride e desertiche le popolazioni rurali vivono in condizioni ambientali estreme senza alcuna possibilità di combattere le temperature elevate.
• Nelle stalle di moderna concezione ogni bovina ha una propria cuccetta in cui coricarsi e riposare, mentre milioni di persone vivono in condizioni di sovraffollamento, costrette a condividere lo stesso ricovero in condizioni di forte disagio.
• Ogni allevamento viene seguito da un medico veterinario che interviene ogni volta che ci sono esigenze sanitarie, peccato che almeno il 30% della popolazione mondiale non abbia accesso a cure mediche o non riesca agevolmente ad avere assistenza sanitaria.
• Le deiezioni prodotte dagli animali sono raccolte in impianti di trattamento e allontanate dall’allevamento; invece in città come Calcutta, Rio de Janeiro, Kinshasa milioni di persone vivono vicine a fogne a cielo aperto o in baraccopoli prive di ogni tipo di fognatura.
È di questo che dovremmo vergognarci e non certo di mangiare una
bistecca.
|
area download
|