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N.15 - 7 settembre 2011

Editoriale

"Il diritto all'amatriciana"

 A pensar male si commette peccato, ma ci si azzecca.
Ricordate il vecchio adagio? Verrebbe voglia di applicarlo nel caso della disfida della bistecca, perché negli ultimi mesi ci sono stati attacchi pesanti e non giustificati al popolo dei carnivori. E quindi più o meno direttamente anche a tutti noi che produciamo carne. Se dovessimo enumerare le bordate che in questi anni sono state sparate sul nostro mondo non basterebbero le pagine di questo giornale. Ma ciò che ci infastidisce è il modo subdolo con cui esponenti della cultura e della politica (alcuni dei quali sono o sono stati al Governo) stanno manipolando l’opinione pubblica nel tentativo di far passare il messaggio che consumare carne faccia male alla salute, aumenti il rischio di beccarsi un cancro, contribuisca a uccidere il pianeta e, soprattutto, non sia una scelta “etica”.
Sia ben chiaro, pensarla diversamente e avere una dieta vegetariana è un sacrosanto diritto, ma sparare a zero sul prossimo per difendere una propria scelta alimentare, ci sembra poco “etico”. E, ritornando al vecchio adagio, viene l’umano dubbio che siamo di fronte ad una scarsamente etica sfida fra la potente lobby della pasta e quelli che la carne producono, trasformano e consumano.
È un’iperbole, ma è come se dovessimo invocare lo sciopero dello spaghetto per difendere i nostri diritti di allevatori e di consumatori in attesa che domani i soliti Soloni del mangiare etico emendino per decreto dalla lista delle carni edibili il cavallo (perché troppo nobile e fiero), il coniglio (perché è un animale da compagnia), il bovino (perché tirò l’aratro con cui vennero tracciati i confini di Roma), il maiale (perché troppo impuro), l’agnello (perché è troppo inerme). Invece, oltre a rivendicare il diritto a mangiarci i rigatoni all’amatriciana (quelli con il guanciale di maiale), chiediamo anche di poter esercitare la nostra professione di allevatori con la dignità e il rispetto dovuto. Perché a fare grande l’Italia (economicamente) e gli Italiani (di statura) siamo stati anche noi.
Con buona pace degli invidiosi e dei prezzolati.



 
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